Tu chi sei ? un trasportato o un curioso ?

Se sali in barca per la prima volta e non è per fare un corso di vela, è molto probabile che rientri in una di queste due categorie di “velisti” alle prime armi: i trasportati e i curiosi.

trasportati, maschi o femmine non fa differenza, vengono in barca perché amano il mare, stare al sole, fare i bagni, socializzare, trascorrere del tempo in modo piacevole. E come dargli torto ! Le motivazioni sono ottime e la barca a vela è il posto giusto dove stare. Senza obbligo di sapere o capire qualcosa di vela e senza nemmeno la voglia di ascoltare tutti quei nomi e concetti strani.

Caro trasportato o trasportata, ti capisco. Molti anni fa, non mi vergogno a dirlo, per un certo periodo sono stato anch’io come te. Andavo in barca a vela con i miei amici ma non ero per nulla interessato a tutto ciò che riguardava la navigazione. Quindi, vietato discriminare chi va in barca a vela ma non ne vuole sapere di … capirci qualcosa!

Tolti gli appartenenti a questa categoria, che a questo punto possono abbandonare la lettura, ci sono poi gli appartenenti al gruppo dei curiosi, che prestano un minimo di attenzione a quello che succede a bordo e hanno la voglia di capire a grandi linee come è fatta la barca e come fa a navigare.

Se vuoi saperlo, ecco come orientarti a bordo

Solo per te che hai qualche curiosità, seguimi se vuoi in una ideale passeggiata in coperta, a piedi nudi o con le tue nuove scarpe da vela, percorrendo la barca per la sua lunghezza, per iniziare a conoscere almeno qualcuno degli originali nomi degli oggetti che ci circondano.

Intanto abbiamo già detto che stiamo in coperta, cioè sulla superficie superiore esterna della barca. E se osserviamo la barca, la parte posteriore si chiama poppa mentre quella anteriore si chiama prua. Sia a prua che a poppa ci sono delle “ringhiere” per non cadere in acqua, i pulpiti. Su entrambi i lati della barca, i pulpiti di prua e di poppa sono collegati tra loro dalle battagliole, che sono fatte dai candelieri, supporti verticali distanziati tra loro, e dalle draglie, supporti orizzontali su due livelli. Questo tanto per sapere a cosa ci aggrappiamo se perdiamo l’equilibrio …

Nella zona di poppa della barca vediamo la ruota (o la barra) del timone davanti alla quale c’è uno spazio con delle panche laterali: il pozzetto. Questa è la zona dove stai seduto in navigazione!

Oltre il pozzetto c’è l’apertura per andare sotto coperta, che si chiama tambuccio e da cui è bene stare alla larga perché “già che sei lì” … va beh, questo lo scoprirai da solo!

Oltre il tambuccio vediamo che la coperta presenta una forma rialzata al centro, la tuga, mentre ai lati ci sono dei corridoi per camminare, i passavanti. Arrivati a prua, troviamo l’alloggiamento dell’ancora e vediamo che ci sono delle grosse cime che partono dalla barca e finiscono in acqua.

Queste cime si chiamano trappe ed ognuna è collegata in acqua con una catena che a sua volta è fissata ad un blocco di cemento posto sul fondo del canale e che si chiama corpo morto. Se, come stiamo immaginando, la barca è ormeggiata di poppa, ogni trappa è legata a prua attorno ad una galloccia. Se molliamo la trappa dalla galloccia, la cima cade in acqua, non c’è più niente che tiene la prua e la barca finirà in banchina … MA NON E’ QUESTO CHE VOGLIAMO FARE !!!

Terminata l’ispezione a prua, torniamo a poppa dove riconosciamo altre due gallocce, a cui sono legate le cime d’ormeggio che dalla barca vanno in banchina. Quindi la barca, tranne il caso in cui è ormeggiata all’inglese (ma questo lo vediamo un’altra volta …) è ovviamente legata a qualcosa sia a prua che a poppa. Ed è legata sia a dritta che a sinistra. Facile da capire, ma vediamo chi se lo ricorda quando torniamo all’ormeggio …

Basta nomi e … molliamo gli ormeggi

Una volta capito come facciamo a stare fermi in banchina senza che il vento ci facciamo muovere o andare a sbattere, non insistiamo con i nomi e passiamo al primo lavoro di squadra: mollare gli ormeggi. La cosa è abbastanza facile, come tutto il resto d’altronde, ma va fatta con attenzione. Come tutto il resto.

Dopo avere acceso il motore e verificato che la barca è libera da ogni legame con la banchina ad eccezione delle cime d’ormeggio, i curiosi assistenti di bordo (se in numero sufficiente) si mettono a prua e a poppa vicino alle gallocce ed il comandante si mette al timone pronto ad azionare la leva del motore. Ma qual è la sequenza giusta delle manovre ?

Come presto imparerai anche per tante altre situazioni, la risposta principale è: dipende dal vento! Se abbiamo il vento che soffia da prua, molleremo prima le cime di poppa. Viceversa se il vento soffia da poppa. E se il vento soffia da dritta, le prime cime a cadere in acqua saranno quelle sottovento a sinistra, mentre buttiamo quelle di dritta se il vento arriva da sinistra.

Se di vento ce n’è poco, diciamo chiaramente che vale tutto 🙂 Ma bastano 10 nodi di vento per vedere subito che non appena molli una cima la barca si sposta sottovento e quindi … è bene fare tesoro di quello che sappiamo e mollare le cime d’ormeggio nella sequenza corretta.

Ma più di tutto, per chi non ha esperienza, è importante cominciare a capire che anche il lavoro più semplice, come lasciare cadere in acqua una cima, fa parte di un lavoro di squadra. E quindi si deve fare in silenzio per ascoltare i comandi, con lo sguardo rivolto anche a ciò che ti sta intorno, con la rapidità richiesta dalla situazione e comunicando con voce forte e chiara l’esito del proprio compito. In questo caso è sufficiente dire, rivolti al comandante verso poppa, la parola “libero” per comunicare che la cima è in acqua. Ovviamente prima di lasciarla, avrai atteso lo specifico comando o ascoltato le istruzioni.

A barca libera il comandante mette la marcia avanti con un po’ di motore, la prua spunta nel canale e la poppa si sposta dal lato opposto a quello di uscita. Serve ancora l’attenzione di tutti, il mezzo marinaio a portata di mano, l’attesa di essere fuori dal pericolo di scadere sulle barche vicine … e via, pronti a prendere il mare !

In un prossimo articolo vediamo cosa fare una volta usciti dal porto. A presto!