I riferimenti giuridici del nuovo codice della nautica

Con la pubblicazione del D.Lgs. 3 novembre 2017, n. 229 sulla Gazzetta Ufficiale è entrato in vigore, dal 13 febbraio 2018, il “nuovo” Codice della Nautica, ovvero il testo rivisto ed integrato del D. Lgs. 171 del 18 luglio 2005.

Tra le novità introdotte dalle nuove disposizioni ce ne sono alcune molto interessanti relative all’insegnamento della vela. In particolare è stata introdotta la figura dell’istruttore di vela ed è stato riordinato l’istituto della scuola nautica. Su questi temi, come per vari altri argomenti toccati dal decreto legislativo n. 229/2017, si è in attesa dei regolamenti di attuazione che forniranno le istruzioni operative per dare esecuzione alle norme di legge.

Tuttavia già dall’analisi del testo aggiornato del Codice della Nautica è possibile avere un quadro della nuova disciplina e porsi qualche domanda sull’effettiva portata delle novità legislative introdotte.

Qual è la definizione di “insegnamento della vela” ?

Gli articoli relativi all’istruttore di vela ed alla scuola di vela non danno una definizione diretta di insegnamento della vela, ma il significato del termine si può probabilmente desumere dalla lettura combinata dei relativi testi. L’attività di istruttore di vela viene definita all’art. 49-quinquies come

l’insegnamento delle “tecniche della navigazione a vela, in tutte le loro specializzazioni, esercitate con qualsiasi tipo di unità, in mare, nei laghi e nelle acque interne”.

Mentre le scuole nautiche (e quindi non solo di vela) sono tali se

finalizzate all’insegnamento dell’educazione marinaresca, all’istruzione e alla formazione dei candidati agli esami per il conseguimento delle patenti nautiche.

Sul concetto di educazione marinaresca il dettato normativo nulla dice, nemmeno al Capo IV in cui all’art. 52 viene istituita la “Giornata del mare e cultura marina”. Il dizionario Sabatini Coletti ci viene in soccorso definendo il termine “marinaresco” come “da marinaio, relativo alla navigazione o alla vita di mare”. Dalle definizione elencate ci sembra di potere affermare che l’insegnamento della vela può essere inteso come:

  • insegnamento delle tecniche della navigazione,
  • educazione alla navigazione o alla vita di mare,
  • preparazione agli esami per la patente nautica.

Se l’insegnamento delle tecniche di navigazione è indubbiamente riferito in via esclusiva alla figura dell’istruttore di vela, appare invece dubbio se l’educazione marinaresca debba essere intesa come attività a sè stante ovvero se debba invece essere vista come fattispecie, al pari dell’istruzione e della formazione, delle attività finalizzate agli esami per il conseguimento delle patenti nautiche.

La distinzione non è di poco conto, se pensiamo alle conseguenze che una diversa lettura della normativa può  avere nei confronti di tutte le attività, amatoriali o professionali, che si occupano di didattica ed organizzano dei corsi di vela che, pure non essendo finalizzati al conseguimento della patente nautica, sicuramente attengono alla educazione marinaresca in senso lato.

Ma chi sarà dunque abilitato ad insegnare la vela ?

Il nuovo Codice della Nautica prevede solo due figure che possono insegnare la vela:

  • le persone fisiche che assumeranno la qualifica professionale dell’istruttore di vela
  • le persone fisiche o giuridiche che svolgono l’attività di scuola nautica (e che per l’insegnamento delle tecniche di navigazione dovranno utilizzare comunque gli istruttori di vela).

Vediamo allora in sintesi come fare per essere istruttore di vela

Agli istruttori di vela si applicano le disposizione di cui agli artt. 49-quinquies e sexies, che richiedono l’iscrizione della persona fisica in un elenco nazionale degli istruttori di vela che sarà tenuto dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.

Tra i requisiti generali per accedere all’elenco ricordiamo la cittadinanza europea, la maggiore età, la residenza o il domicilio o il recapito in un comune Italiano, non avere commesso reati ed essere idonei dal punto di vista psico-fisico all’esercizio dell’attività.

Ma ci sono anche alcuni requisiti tecnici specifici che la legge richiede. In particolare occorre:

  • avere un brevetto rilasciato dalla Marina Militare, dalla FIV o dalla Lega Navale, e
  • avere frequentato un corso di aggiornamento professionale organizzato dalla Marina Militare, dalla FIV o dalla Lega Navale (obbligatorio per il rinnovo dell’iscrizione negli elenchi ministeriali)

Infine c’è un requisito di tipo amministrativo che consiste nell’avere stipulato una polizza di assicurazione della responsabilità civile per i danni arrecati a terzi nel corso di svolgimento dell’attività.

Chi risulterà iscritto negli elenchi degli istruttori di vela potrà insegnare le tecniche della navigazione a vela su tutto il territorio nazionale sia a singole persone che a gruppi di persone (distinzione difficile da comprendere nella ratio del legislatore, visto che un corso in aula o un’uscita in barca potrà sicuramente avere come discenti una pluralità di soggetti o anche evidentemente un solo individuo).

E come si potrà fare per aprire una scuola nautica per la vela

In alternativa all’insegnamento della vela come singolo istruttore, a parte il dubbio già sollevato circa l’applicabilità della norma ai soli corsi finalizzati al conseguimento delle patenti nautiche ovvero a tutte le attività didattiche per l’insegnamento della vela, sembra ci sia solo la possibilità di aprire una scuola nautica.

Per farlo si potrà avviare una ditta individuale, costituire una società di persone o di capitali ovvero fondare un ente che ben potrà essere anche un’associazione.

La differenza tra l’apertura di una scuola nautica come ditta individuale e lo svolgimento dell’attività in qualità di istruttore di vela iscritto negli elenchi consiste nel fatto che l’istruttore di vela abilitato può svolgere l’attività anche in modo non esclusivo e non continuativo, mentre l’attività di scuola nautica deve svolgersi regolarmente.

Inoltre la ditta individuale, assumendo la caratteristica dell’attività di impresa, sarà un’attività organizzata, potrà avere dei dipendenti o dei collaboratori, ed il titolare della scuola nautica potrebbe non coincidere con l’istruttore di vela che tiene i corsi.

In tutti i casi in cui l’attività è organizzata giuridicamente in forma associata, occorre aprire un scuola nautica.

Nel nuovo codice troviamo l’elencazione di una serie di requisiti che occorre soddisfare per la gestione di una scuola nautica. Tuttavia tali requisiti non sono una novità assoluta ma sono piuttosto un riordino della normativa che possiamo fare risalire sia al DPR 431/97 contenente il “Regolamento sulla disciplina delle scuole nautiche” sia al D.M. 146/2008 di attuazione del Codice della Nautica del 2005.

Viene confermato il principio in base al quale le scuole nautiche sono soggette a vigilanza amministrativa e tecnica da parte dello Stato, in particolare da parte delle Province o delle Città Metropolitane.

Per aprire la scuola nautica il titolare (o il legale rappresentante se si tratta di società o enti) deve presentare la SCIA ovvero la conosciuta “segnalazione certificata di inizio attività” e  dimostrare di :

avere la proprietà e gestione diretta, personale, esclusiva e permanente dell’esercizio, nonché la gestione diretta dei beni patrimoniali della scuola nautica, rispondendo del suo regolare funzionamento nei confronti dell’autorità competente;

Possono presentare la SCIA i soggetti che hanno più di 21 anni, un diploma di secondo grado e un’adeguata capacità finanziaria. Inoltre il titolare o il legale rappresentante che presenta domanda di apertura della scuola nautica deve anche avere svolto attività di insegnamento per almeno due anni negli ultimi cinque.

Per avere l’esperienza richiesta, occorrerà essere ufficiale di coperta, oppure capitano del diporto (novità introdotta dal nuovo codice) oppure avere la patente nautica senza limiti da almeno 10 anni, oltre ad altri casi relativi agli ufficiali superiori in congedo o agli insegnanti di particolari istituti tecnici. Quando la norma sarà a regime, potrà fare naturalmente richiesta di SCIA anche chi è iscritto negli elenchi come istruttore di vela.

Oltre a quando indicato, la scuola nautica deve possedere un’adeguata attrezzatura tecnica e didattica, deve avere degli insegnanti qualificati come istruttori di vela, deve avere un’adeguata unità da diporto e deve essere in possesso di un’adeguata capacità finanziaria.

Cosa dicono i regolamenti attuali in materia di scuole nautiche

Per quanto si debba attendere l’emanazione dei regolamenti di attuazione del Codice della Nautica riformato per avere indicazioni più precise su cosa si intende per adeguatezza dell’attrezzatura, dell’unità da diporto o della capacità finanziaria, possiamo fare riferimento alla normativa locale in vigore per vedere come questi aspetti sono attualmente disciplinati.

Non potendo certo in questo contesto fare un’analisi comparativa delle varie norma locali in vigore, prendiamo ad esempio il Regolamento n. 8/R emanato dalla Regione Piemonte nel mese di ottobre dell’anno 2000 per capire cosa viene richiesto ad oggi per l’apertura di una scuola nautica. Le prescrizioni richieste sono le seguenti:

  • capacita finanziaria : attualmente in Piemonte serve produrre un certificato attestante la proprietà di beni immobili di valore non inferiore ad euro 51.645,74 (lire 100 milioni) liberi da gravami ipotecari, o attestazione di affidamento nelle varie forme tecniche, rilasciata da parte di aziende, istituti di credito o qualificate società finanziarie.
  • unità da diporto: occorre  la proprietà o la disponibilità giuridica delle unità da diporto, aventi l’abilitazione alla navigazione almeno corrispondente ai corsi di insegnamento effettuati e con copertura assicurativa conforme alle disposizioni vigenti, sia per le esercitazioni di navigazione che per l’effettuazione degli esami.
  • proprietà o disponibilità giuridica dei locali della sede: occorre disporre di un’aula di almeno mq. 25 di superficie e comunque tale che per ogni allievo siano disponibili almeno mq. 1,50, dotata di idoneo arredamento e separata dagli uffici o da altri locali di ricevimento del pubblico; un ufficio di segreteria di almeno mq 10 di superficie antistante l’aula oppure laterale alla stessa con ingresso autonomo; servizi igienici composti da bagno e antibagno, illuminati e aerati; l’altezza minima di tali locali è quella prevista dal regolamento edilizio vigente nel comune in cui ha sede la scuola; i locali devono essere in regola con la normativa attinente alle caratteristiche igienico-sanitarie, alla destinazione d’uso, alla sicurezza.
  • arredamento e materiale didattico idoneo per l’insegnamento teorico: l’arredamento dell’aula di insegnamento deve essere adatto a consentire il regolare svolgimento delle lezioni teoriche; il titolare deve avere la disponibilità giuridica del materiale d’arredamento; l’arredamento dell’aula d’insegnamento è costituito almeno dai seguenti elementi: a) una cattedra od un tavolo per insegnante; b) una lavagna dalle dimensioni minime di m. 1,10 x 0,80 o lavagna luminosa; c) posti a sedere per gli allievi in proporzione alla disponibilità di superficie dell’aula per ogni allievo; d) almeno quattro tavoli da carteggio con squadrette, parallele, compassi nautici, bussole; il materiale didattico per l’insegnamento teorico è invece costituito da: a) cartelloni raffiguranti: rosa dei venti, nomenclatura dell’imbarcazione a motore e a vela, segnali notturni e diurni di navigazione, norme per prevenire gli abbordi in mare, manovre dell’imbarcazione a vela, proiezione di Mercatore (ovvero carte nautiche a varie scale, in diverse proiezioni e di diversi servizi idrografici), prore e rotte, correzioni e conversioni, deriva e scarroccio, segnali da sub; b) fanali di via e dispositivi acustici; c) motore fuoribordo con elica; d) tavole delle precedenze nelle varie casistiche; e) strumentazione meteorologica: barometro, igrometro e termometro; f) cartelloni relativi alla struttura dello scafo; g) materiale da carteggio: carte nautiche contrassegnate emesse dall’Istituto Idrografico della Marina, elenco dei fari e dei segnali da nebbia, portolano, carta speciale n. 1111 dell’Ist. I.M.M. ed ogni altra pubblicazione nautica necessaria alla formazione del diportista; h) bussola di rotta, di rilevamento e grafometro; i) strumento di radionavigazione; j) cartelloni relativi all’emisfero celeste, sestante e tavole per la risoluzione delle rette di altezza; k)manuale per scuola nautica da diporto aggiornato e comunque attrezzature e ausili didattici idonei all’insegnamento teorico – pratico del programma d’esame di cui al d.p.r. 431/1997. Il succitato materiale, ove possibile, potrà essere sostituito da idonee raffigurazioni.

Queste sono le disposizioni, molto dettagliate e specifiche, che la Regione Piemonte ha emanato 18 anni or sono per regolamentare l’aperture delle scuole nautiche. Non ci resta che attendere i nuovi regolamenti ministeriali che varranno, questa volta, a livello nazionale e si spera siano forse meno invasivi e più improntati alla semplificazione.

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Torneremo sull’argomento dell’insegnamento della vela dal punto di vista normativo quando ci saranno novità in materia di applicazione del nuovo codice a seguito dell’emanazione dei decreti attuativi. Nel frattempo attendiamo i tuoi commenti e restiamo a disposizione per un confronto sull’argomento.

Buon vento !